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File-Sharing 2020 per Milano2021

Per Milano 2021, il progetto File-Sharing 2020 “tirerà la volata”.

Concentrare gli sforzi su un tema così facilmente riconoscibile come “pirata” ed eventualmente farlo con un occhio di riguardo con l’organizzazione locale fatta a Milano (tavolini, feste, click-day, ecc.) ci permetterà di farci una rete di relazioni e perché no di iscritti locali in modo che quando ci sarà bisogno di firme sapremo dove andarle a prendere.

Abbiamo un intero anno, il 2020, per concentrarci su un progetto tattico (che è il file-sharing) per aiutare quello più strategico (far crescere il partito a Milano che sicuramente è la realtà tecnologicamente più avanzata in Italia, quindi più propensa a comprendere i nostri temi).

D’altro canto senza dubbio Milano sta già esprimendo un gruppo ben organizzato e funzionale, e non può che crescere bene.

Quello che succederà alle comunali del 2021 ovviamente non posso saperlo.

Milano è l’unico posto dove verosimilmente oggi abbiamo la possibilità di farci vedere, senza derogare dai nostri temi, e offrire una prospettiva alle coalizioni che parteciperanno alle elezioni e che potrebbero considerare interessante il partito. Specie se riesce ad essere “produttivo” (e non certo per il suo brand che è essenzialmente disfunzionale attualmente, perduto com’è nelle polemiche senza valore).

Ovviamente dobbiamo cercare di non fare errori che ci impediscano di essere appetibili: stare troppo fuori dai nostri temi (questo perché ci sono altre realtà che se ne occupano con molta più credibilità di noi), essere troppo identificabili in una opzione partitica che ci nasconda (perché a quel punto daremmo l’impressione che basta accordarsi con quelli per avere gratis anche noi) e soprattutto risultare “scontati”, cioè non mostrare una nostra autonoma scelta decisionale (daremmo l’impressione di essere ostaggio di una vaghezza nella volontà di andare in una determinata direzione).

Se è vero che oggi “rappresentiamo” un patrimonio di voti molto limitato, sta a noi far comprendere che quel patrimonio non è volatile, segue le nostre campagne e non dipende dagli umori momentanei della comunicazione.

Una percentuale anche piccola, diciamo anche poco superiore all’1%, a livello locale inizia a diventare appetibile se è focalizzata su una battaglia operativa e se non basta una piccola polemica online per sbandarla.

Per sollevare la nostra piccola percentuale di voti dobbiamo mirare a questa coesione se vogliamo diventare appetibili.

Diventare appetibili come forza politica significa “essere considerati” per eventuali alleanze (che attualmente sono l’unica forma con cui possiamo competere a livello elettorale). Solo se siamo appetibili per gli altri possiamo pensare di proporci come antagonisti agli altri: fare gli antagonisti quando non conti nulla è facile e ci abboccano solo gli stolti, basta fare un po’ di polemica; fare gli antagonisti quando invece ti viene riconosciuta una capacità operativa è tutta un’altra cosa. Eventualmente la tua sarà anche solo una puntura, ma è una puntura fastidiosa.

Altro discorso completamente differente è il “programma” per un eventuale proposizione a livello locale.

Pensare di connotarsi come un partito di programma (cosa che in una certa qual misura è sempre necessaria) a questo livello è una stupidaggine.

Se ti dovessi presentare da solo (come alle europee) non avrai mai abbastanza voti per mettere in atto quel programma (gli elettori non hanno l’anello al naso e lo sanno benissimo e il voto è sempre in una certa qual misura solo simbolico).

Ma anche se dovessi entrare in una coalizione specie con le attuali dimensioni, se anche avessimo un programma molto esteso, molto poco del nostro programma diventerebbe parte di quello della coalizione, a meno che non lo sarebbe stato anche senza di noi (a quel punto è paradossalmente meglio attendere il programma di coalizione, farlo proprio e aggiungere qualche cosa più estrema e dire: hanno accettato quasi tutto il nostro programma. cosa che fanno alcuni piccoli partitini che entrano nelle coalizioni senza che le persone se ne accorgano).

Diverso è connotarsi come partito di idee, poche, molto specifiche, completamente “proprietarie” se mi si permetta il termine. Ovvero idee su cui il partito può dire qualcosa che non direbbe alcun altro.

A quel punto, fosse pure una sola, potresti chiedere all’eventuale coalizione di impegnarsi su quella cosa (a maggior ragione se si basa su un’opzione fondamentale, come il diritto alla conoscenza).

Questo ti dà modo anche, come candidato, di non cadere nella trappola di dover rispondere su qualunque cosa specie quando ci sono domande chiaramente ostili o orientate a favore di un altro interlocutore, eventualmente ben preparato su quella questione.

Il file-sharing è quello: una battaglia allo stesso tempo strategica a livello nazionale e internazionale, in relazione a copyright e privacy, e tattica in relazione a Milano 2021, dove poi capiremo come esplicare meglio quello che avremo guadagnato nel 2020 (potremmo a Milano2021 pensare di giocare su altri temi, questo è tutto da decidere assieme).

Allo stesso tempo però Milano 2021 è strategico se vogliamo ragionare in termini di quello che saranno le europee del 2024, perché è chiaro che allo stato attuale l’unico appuntamento elettorale sicuro che abbiamo è quello. Cosa ci sarà in mezzo? Ragionando a ritroso dalle Europee2024 dobbiamo capire come costruire un percorso che ci metta in condizioni migliori di quelle che avevamo quando abbiamo affrontato queste elezioni (i famosi “6” che si sbattevano e un brontolone). Nulla è dato per scontato.

Chiudiamo il 2019 in condizioni infinitamente migliori del 2018. E abbiamo la prospettiva di chiudere il 2020 meglio del 2019, e il 2021 meglio del 2020.

Ma queste sono solo “sogni”, dobbiamo darci da fare, come abbiamo mostrato di saper fare fin qui.

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