Analisi

Logica dello statuto: la quota associativa

I motivi che hanno portato alla proposta di un nuovo statuto sono essenzialmente politici, per fare in modo che lo statuto rappresenti più e meglio ciò che il partito vuole essere e fare nella consapevolezza che adottando mezzi sbagliati nessun fine giusto può essere raggiunto.

C’è quindi da chiedersi se lo statuto attuale abbia questi problemi.

La risposta è un sì o equivalentemente un no solo parziale. Vecchio di un lustro, lo statuto attuale ha servito benissimo in un momento in cui il partito ha avuto poca o nessuna attività pubblica e una militanza molto limitata e risentiva di suggestioni che in parte sono state superate dai fatti. In gran parte il vecchio statuto è comunque migrato nella proposta del nuovo tal quale.

Innanzitutto una cifra stilistica, lo statuto attuale risulta essere in alcuni passaggi scritto un po’ in burocratese con formule di cui difficilmente si riscontra l’utilità: Per fare solo un esempio:

Art. 7. Quota associativa
L’Assemblea, se ed ove ne ravvisi l’opportunità, può stabilire che i Pirati siano tenuti a corrispondere una quota sociale determinandone l’importo.

Potrebbe mai l’assemblea non «ravvisarne l’opportunità» e stabilire una quota associativa? Quell’inciso è chiaramente destituito da ogni valore significativo. Il concetto di potere ( «… può stabilire…» ) già include il concetto non solo di determinare l’importo della quota, ma anche di poterla o meno introdurre. Quindi l’inciso né aggiunge nulla (e neppure leva qualcosa). La sua esistenza logica è totalmente superflua. Va solo elimitato.

Questo è un esempio tra i vari che suggerisce l’idea che lo statuto dovrebbe essere quantomeno snellito.

Sempre rimanendo su quest’esempio, per parlare invece di una questione più sostanziale e politica riporto la proposta di nuova formulazione:

1.2.2. (Gli iscritti al Partito Pirata: Quota d’iscrizione) Un Congresso determina le quote minima e consigliata d’iscrizione senza permettere discriminazioni tra gli iscritti.

A parte il fatto di essere più leggibile questa formulazione chiarisce differenti punti relativi alle quote, senza usare più parole del precedente statuto.

Innanzitutto definisce che il Congresso non può non determinare la quota (e questa è una differenza ‘politica’ dalla situazione precedente perché impone che l’adesione al partito sia a titolo esclusivamente oneroso) inoltre che esistono due tipi di quote: minima e consigliata, ma che la corresponsione di queste cose non discrimina in alcun modo gli iscritti. Un chiarimento che attualmente non esiste.

Nell’attuale situazione invece la formulazione di una differenziazione delle quote è riportata solo nel regolamento (quindi non basta leggere lo statuto per saperlo) in un lungo e un po’ sconclusionato articolo che però non ha un corrispettivo nello statuto che è ambiguo sulla presenza di differenti quote.

Inoltre c’è un aspetto un po’ pauperistico: se sei uno sfigato e lo chiedi, non ti posso contestare nulla, ma mi puoi pagare di meno. È sinceramente una brutta formulazione sia perché genera una distinzione tra gli scritti (qualcuno ha giustamente parlato di riprovazione), sia perché dà adito all’interpretazione che se sei furbo o smaliziato allora puoi tranquillamente risparmiare un po’ e nessuno ti può dire nulla (paradossale che, per quanto uno sia povero ma determinato a sostenere un partito politico, cosa certamente non obbligatoria, non possa permettersi quei 2,5€ in più al mese, cioè poco più di 8 centesimi al giorno).

È vero che con una quota minima e una consigliata è probabile che la maggior parte si orienterà su quella minima, ma sarà chiaro, specie se le quote fossero in qualche forma comunicate in modo trasparente, chi sarà colui che invece apprezza il partito più del minimo.

Invece che generare riprovazione la nuova formulazione potrebbe generare piuttosto apprezzamento, senza per questo bollare chi versa una quota minima che ha solo fatto quanto necessario e sufficiente per aderire.

Inoltre in caso di valutazione economica dell’impegno necessario per il funzionamento del partito è possibile fare una chiara determinazione degli iscritti necessari: es. 100 iscritti alla quota minima, come condizione senza la quale non si può fare una determinata battaglia.

La nuova proposta in questo caso, senza stravolgere la situazione precedente, la migliora notevolmente sia sotto l’ottica politica, che quella della stabilità economica.

Questo era un esempio banale delle considerazioni che hanno portato alla riscrittura “quasi uguale” dello statuto: miglioramento formale, semplificazione procedurale e se possibile innovazione politica.

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