Senza categoria

Mi piacevano Godzilla e Spazio 1999…

di Aaron Brancotti (babele dunnit)

Il fatto è che, fin da piccolo, mi è sempre piaciuta la fantascienza. Alle elementari gli altri bambini facevano la raccolta delle figurine dei calciatori. Io invece facevo quella di UFO, la serie televisiva degli anni settanta. Mi piacevano Godzilla e Spazio 1999. Avevo un bellissimo vestito di carnevale: l’astronauta.

I Pirati proprio non mi dicevano nulla.

È per questo, credo, che pur conoscendo Luca “Briganzia” Talamazzi da più tempo di quanto io possa ricordare non gli ho mai dato retta più di tanto quando in passato, forse lui stesso più confuso che persuaso, mi parlò del Partito Pirata.

Almeno nel nome ne avevo intuito la genesi in quei lontani anni di fine millennio. L’avvento delle tecnologie digitali nel mondo dei media, i libri di Shake Edizioni sul (No) Copyright, i Media Party in piena ondata cyberpunk, i caschi VR da cinque chili calcati in testa e i Cyberglove della Nintendo modificati per essere usati con primitivi motori 3D scritti in linguaggio macchina. Poi Napster, GNU e l’epocale vittoria di Exedre – si, proprio lui, quel mansueto Emmanuele Somma che abbiamo imparato ad apprezzare nella sua semplicità radicale – che obbligava la Business Software Alliance italiana a ritirare l’orrido spot sul presunto reato di copia del software a fronte di un esposto al Garante. Anni di fuoco, birra e pioggia.

Il software “piratato” (appunto), i Twilight CD, gli hacker, i cracker, Kevin Mitnick, Try Before You Buy. Inutile negarlo, il successo di intere industrie si è basato anche sulla copia illegale, che ha permesso a molte tecnologie e prodotti di diventare standard di mercato. Ero rimasto a quella versione del mondo, ad essere onesto. Quando ho deciso di dare una occhiata approfondita al Partito Pirata, ben più recentemente, sono rimasto sorpreso. Non immaginavo che dalla confusione predatoria di quegli anni che io ho vissuto con una mano sul saldatore, una sulla tastiera QWERTY e una su una fetta di pizza (uh?) fossero stati distillati concetti e ideali, un Manifesto, una visione politica addirittura transnazionale.

Qualcuno ha detto pizza? Come spiega Douglas Coupland in “Microservi”, la pizza è il cibo ideale dello smanettone. Tutto il cibo piatto è ideale. Puoi chiuderti in una stanza a scriver codice in modo che nessuno ti disturbi e fartelo passare dalla fessura sotto la porta. Ma sto divagando.

La decisione della candidatura mi è arrivata, come spesso succede, di pancia. Sull’onda di quella di Paul Stephen Borile, altro mio amico dai lontani anni ‘80 e anche lui circuito dal subdolo Briganzia, ho deciso di provare. Perché no? In ogni caso era fatta, questa volta avrei votato Pirata. Era ormai tanto tempo che mi tappavo il naso, mai convinto da una Sinistra che, se negli ideali di uguaglianza dei diritti è – sulla carta – quello che vorrei, nella realtà quelle parole le ha tradite con dei fatti discutibili e soprattutto con quello che negli anni *non* ha fatto: prendere a schiaffoni (simbolicamente parlando, ovvio) chi di dovere. E già che ci siamo: basta con quella porcata ricattatoria del voto utile.

C’è anche un altro aspetto: io non ci credo, mi dispiace, che siamo tutti uguali. Sarà ingiusto ed elitario, tutto quello che volete, mi sono anche beccato i miei insulti da qualche compagnone di turno, ma io – classe 1964 – non posso dimenticare il mio primo vero bagno di realtà: la visita di leva, i famosi “tre giorni”, che preludevano al fatto di essere abile e arruolato e capace di servire la Patria o meno. Per la cronaca: io meno, portatore ai tempi di un deficit cardiaco ed ora di un pezzo di teflon nel cuore che mi perpetuerà nei secoli. La carriera dell’astronauta non avrei potuto intraprenderla comunque, e allora che benda sull’occhio sia, e gamba di legno, e cuore di teflon. Ma sto divagando.

La distribuzione statistica delle date di nascita garantiva che ai “tre giorni” avresti incontrato persone che con te avevano in comune solo l’età e una vaga provenienza geografica. Uno spaccato di umanità da lasciare senza parole: in tempi odierni, un tipo di campione statistico simile lo si trova facilmente su FaceBook. Tutto e il contrario di tutto. Altro che uguali, pensai e continuo a pensare. Sarebbe bello, ed è una delle aspirazioni più alte dello stesso Partito Pirata garantire la stessa Conoscenza a tutti, ma la realtà è ben diversa. La distanza del Partito Pirata dalle posizioni della Sinistra che ci vuole allineati e con uno Stato che decide per noi è stato un altro punto a favore per quanto mi riguarda.

Ognuno di noi, invece, ha forze e debolezze e capacità a volte impensabili ed impreviste che aspettano solo il momento giusto per uscire. L'”uno vale uno” del Movimento Cinque Stelle mi aveva già fatto rabbrividire nel suo implicito schiacciamento verso il basso; ho invece ritenuto la Democrazia Liquida il vero uovo di Colombo quando ho guardato in maniera più approfondita, da tecnico, gli algoritmi decisionali utilizzati che garantiscono la vittoria non alla opzione più votata in assoluto ma a quella che accontenta di più scontentando di meno. Poi sarà complicato da scalare su milioni di persone, ma non ho dubbi che sia questa la strada più promettente da esplorare nella ricerca di una forma di democrazia migliore di quella attuale che tanto spesso ci fa meditare su soluzioni comunque inaccettabili come esami o patentini per acquisire o mantenere il diritto di voto. Scagli la prima pietra chi non ci ha mai pensato almeno una volta: a me personalmente succede tutte le volte che qualcuno sventola la bandiera italiana e poi sbaglia a coniugare il verbo avere.

E poi c’è stato il grande tema dell’etica hacker. Sono un hacker. Non nel senso deleterio che la parola ha assunto negli anni per colpa dei media, ma in quello originario così ben spiegato da Steven Levy nel suo famoso libro. Viene tutto dalla (contro)cultura hippie, ne vediamo ancora adesso l’eco: condivisione della Conoscenza, rispetto e uguaglianza dei diritti fondamentali, allergia per le imposizioni dall’alto, necessità di trasparenza e contemporaneamente rispetto della privacy, le idee son di tutti… potrei andare avanti, ma se siamo qui tutte queste cose le conosciamo e le condividiamo, io personalmente da sempre. Ritrovarle scritte nero su bianco e formalizzate all’interno di una visione politica e di un Manifesto è stato per me come sentirmi finalmente arrivato a casa.

Questo non vuol dire che siano state tutte rose e fiori.

Le campagne elettorali non si improvvisano. Fare quello che abbiamo fatto in due mesi è da folli, ma se non son matti non li vogliamo. Abbiamo usato una sana dose di incoscienza come feature e non come bug, come direbbe un vecchio programmatore (quale io sono).

Ci sono stati momenti difficili, io ho odiato la chat Telegram, dobbiamo rivedere completamente il workflow perché la modalità di lavoro è stata di gran lunga sub-ottimale o quantomeno in molti l’abbiamo percepita come tale. Poi, ci sono posizioni tra loro assai lontane all’interno del Partito Pirata che necessitano di essere mediate, ci sono diversi gradi di intransigenza su certe questioni ritenute – giustamente – centrali. Per dirne una, io sono tra quelli che su Facebook ci stanno e continueranno a starci. Lo so che quello è il Nemico, ma io sono un Ninja Teorico, mi piace il corpo a corpo. E poi sono stato un beta tester di prodotti della Microsoft. Sono a mio agio nel fare surf sull’orlo del Caos.

Ognuno di noi ha una sua personale percezione di questi temi. Come dice Susan Calvin per spiegare i singolari comportamenti di alcuni cervelli positronici nel fantastico framework narrativo di Asimov, è questione di potenziali. Ognuno ha i suoi e le azioni che ne scaturiscono – nella fattispecie pesare l’importanza di una moltitudine di fattori e infine accettare o meno qualcosa – altro non è che il risultato emergente di quel sistema ipercomplesso che è la nostra mente.

Qualcuno tra noi è stato sufficientemente folle da andare a parlare davanti alle telecamere senza una preparazione formale di svariati giorni passati con un trainer a far botta e risposta su qualsiasi tema, preparazione che qualsiasi esperto in comunicazione potrà confermare essere il minimo sindacale per sperare e non rischiare di fare una pessima figura. La follia ci ha premiato: abbiamo tra noi dei veri talenti della comunicazione, che sono arrivati col non-verbale laddove le parole si sono fermate per mancanza di tempo. Penso a Diana, che pur giovanissima è stata fenomenale e che può solo crescere in questa direzione, qualunque sia il percorso che deciderà di intraprendere. Per altri il mondo televisivo non era così ignoto, altri ancora lo conoscevano bene, altri con la loro attitudine a dir poco vulcanica – Stefania – lo hanno letteralmente hackerato, e non avrebbe potuto essere altrimenti. Io davanti alle telecamere ci sono stato in passato e so che la mia dimensione è invece quella asincrona della parola scritta. Lo avevo detto inter nos al subdolo ed ormai in questo racconto onnipresente Briganzia, e la sua personale visione fu che sarebbe andata comunque benissimo. A posteriori, pur sentendomi in più occasioni criticato (anche se non direttamente), ritengo di aver fatto bene a non comparire in televisione. A questo punto sarebbe banale citare il famoso aforisma di Oscar Wilde.

Ho, insomma, preferito fare attività nel “walled garden” di FaceBook, anche questa una scelta a volte criticata nella devastante chat che ci ha annichilito in questi due mesi. Si, un giardino recintato finché vogliamo, ma che ritengo – e non sono il solo – essere un campo di battaglia troppo importante per poterlo ignorare in ottemperanza a qualsivoglia alto ideale una volta che si decide di scendere nell’agone politico, oltretutto con un focus sul digitale come il nostro. Quella è la nazione più grande del mondo, un laboratorio antropologico e sociale di dimensione planetaria. Attraverso FaceBook oltretutto so di aver attirato più di una persona ad iscriversi al Partito Pirata ed ora spero che riusciremo a sfruttare questa voglia di cambiare le carte in tavola che io ho percepito chiaramente in decine, se non centinaia, di messaggi e comunicazioni private.

Non so bene come andrà avanti. Certamente io non sono il frontman politico che il Partito Pirata ha bisogno. Una domanda da porsi è se veramente una figura del genere serva e quanto urgentemente, o se tutto sommato possiamo lavorare bene comunque, sul territorio, facendoci conoscere ora che abbiamo un imprimatur ufficiale e sessantamila voti dietro alle spalle. Le risposte sono assai più facili da trovare quando ci si pongono le domande giuste.

La cosa fondamentale ora è cercare di far capire alla gente là fuori che le soluzioni sovraniste e divisive che propongono lega e destre varie sono semplicemente e irrimediabilmente sbagliate. Lo dice la Storia, lo dice la Scienza. Su questo dobbiamo essere implacabili noi, negli anni a venire, fino a quando non cambieranno le condizioni al contorno e la Conoscenza stessa, nostra bandiera, non renderà la questione soltanto un brutto ricordo.

Chiudo dicendo che io mi sono presentato nel Nord-Ovest e ho preso esattamente cento preferenze. A Quota 100, potrei andare in pensione. Ma credo che aspetterò ancora un po’.

0 comments on “Mi piacevano Godzilla e Spazio 1999…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *