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Per la libertà di statuto e lo statuto della libertà

di Flavio Del Soldato, 04.02.2020

I pirati sono impegnati nel dibattito se adottare un nuovo statuto e di quale tipo. In particolare, quale scelta fondamentale, se adottare uno statuto conforme alle linee guida per la redazione degli statuti dei partiti e dei movimenti politici redatte dalla «Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti», oppure uno non conforme.

Sappiamo che coloro i quali propongono uno statuto conforme desiderano che il partito cresca.

Vogliono che si cresca dallo 0,23% al 2 per mille.

Ossia della percentuale dell’imposta sul reddito delle persone fisiche della quale i partiti conformi possono beneficiare.

Non nascondo che poter prelevare denaro dai cittadini italiani, per finanziare le iniziative di partito (oppure la sua burocrazia?), tramite i servizi fiscali dello Stato, non sia un argomento privo di fascino.

Tuttavia se lo Stato si ingegna ad usare una simile esca perché i cittadini associati in partiti si adeguino alle sue direttive, l’operazione dovrebbe indurre i pirati ad orbitare all’esterno di tale insidia.

Io voglio uno statuto non conforme.

Uno statuto pirata. Non per partito preso. Ma per impedire che lo sia. Ossia per impedire che il Partito Pirata sia preso dalle logiche statali e anti-libertarie.

Oltre 50 partiti risultano già iscritti nel «Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti». I loro statuti assicurano diritti agli iscritti e democrazia interna. E come non crederci! Cambia solo la denominazione di quei partiti. Se allo statuto del Partito Alfa attribuissimo la denominazione del Partito Beta, difficilmente distingueremmo la rispettiva sorgente politica. Se dunque volessimo adottare uno statuto conforme, dovremmo mutare anche la denominazione.

Da PP in PPQ. Partito Pirata Qualunque.

Nelle loro linee guida i commissari si occupano di come i partiti debbano affliggere gli iscritti. In particolare, le misure disciplinari sono:

«tese a reprimere condotte in contrasto con i doveri dell’iscritto e in danno della stessa associazione. Vanno individuati l’organo, o gli organi, competenti all’esercizio dell’azione disciplinare e all’irrogazione della misura afflittiva. La competenza tra organi diversi può raccordarsi alla gravità dell’illecito disciplinare o alla previsione, per gli illeciti minori, di un organo di disciplina a livello di articolare territoriale del partito. Sul piano funzionale, per le sanzioni che vanno oltre il mero richiamo e la censura, deve distinguersi tra organo competente all’esercizio dell’azione disciplinare e organo cui spetta la pronunzia sulla sussistenza o meno degli elementi di responsabilità e l’irrogazione dell’eventuale sanzione. In ossequio al principio di tipicità e in rapporto di proporzione e congruità a specifiche ipotesi di illecito, vanno individuate le singole sanzioni disciplinari, che possono esser graduate dal richiamo o censura dell’iscritto, ovvero della sospensione temporanea, fino a quella massima di espulsione dal partito. Va regolamentato il procedimento sanzionatorio. I diritti di difesa e di contraddittorio sono di massima assicurati: dalla preventiva contestazione dell’addebito recante l’indicazione della condotta che si qualifica come illecita e delle disposizioni ritenute violate; dalla previsione di termini congrui per le difese dell’inquisito; dall’accesso a tutti gli atti del procedimento; dalla possibilità dell’inquisito di farsi eventualmente assistere nel giudizio disciplinare da soggetto qualificato da esso designato. All’iscritto destinatario della sanzione deve essere assicurata la possibilità di riesame dell’esito del procedimento in seconda istanza, avanti ad organo con composizione in ogni caso difesa da quello che ha adottato la misura disciplinare».

È surreale che lo Stato italiano, artefice della bancarotta della giustizia, consegni tale modello ai cittadini associati in partiti politici.

Pirati sotto torchio?
A pirati ammoniti preferisco pirati ammutinati.

I commissari statali suggeriscono di promuovere l’obiettivo della parità tra i sessi negli organismi collegiali, a mezzo di specifiche misure, fra cui una riserva percentuale di posti per ciascun genere.

I pirati conoscono un unico genere. Quello umano. E si organizzano alla bisogna. Ora come ora, nel Gruppo di Coordinamento è presente Amelia e Maria Rosaria; nel Collegio Arbitrale sono presenti Rebecca e Maria Chiara. Eleonora fa parte del Gruppo di Integrità e Cristina Diana è delegata internazionale.

A volte, è vero, esageriamo. Come alle elezioni europee 2019, quando la Commissione elettorale depennò dalla lista pirata un candidato. Anzi una candidata. C’erano troppe donne in lista.

I commissari statali, considerato che l’azione politica sul territorio presuppone risorse adeguate, prevedono, o il trattenimento delle quote d’iscrizione da parte dell’articolazione territoriale o il trasferimento di somme secondo un criterio di ragguaglio al numero degli iscritti all’articolazione territoriale.

E quale sarebbe l’articolazione territoriale di un partito come il Partito Pirata, nato nei mari del digitale e delle reti? Dovremmo riconvertirci al digitale terrestre? Pirati col decoder? Tutti gli altri partiti sono terrestri. Un solo è extraterrestre. Il Partito Pirata.

I commissari statali riportano che il tesoriere è generalmente nominato dall’assemblea, con scelta tra gli iscritti in possesso di comprovati requisiti di onorabilità e di adeguata professionalità nella materia.

Il Tesoriere, per i pirati, è una delle cariche più importanti, forse la più importante, perché tutela il tesoro dei pirati che è tesoro di memoria e di conoscenza. Ai roboanti criteri tecnico-moraleggianti, i pirati privilegiano la fiducia. Nella sciagurata ipotesi che tale fiducia fosse (stata) mal riposta, varrà la legge pirata.

Riconosco che scegliere di sottometterci alle linee guida è pur sempre una scelta. Ma usare la libertà statutaria per adeguarsi alle direttive dei commissari statali, e scrivere lo statuto sotto dettatura, è sprecare questa libertà statutaria. E sprecare la libertà è peggio che non averla.

Appassionati.
Non conformi.
Pirati.

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