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PIRATEN – Scomposizione e ricomposizione delle categorie politiche per l’emersione di nuovi soggetti nella società della conoscenza.

di Flavio Del Soldato (rasna)

La citazione.

Vogliamo prendere il Parlamento europeo con filosofia.

“Il termine pirata deriva dal greco peiran, che significa provare, tentare, osare. Nessuno degli eroi di Omero si sarebbe vergognato di essere figlio di un simile pirata che sfida con audacia la propria fortuna. In mare aperto non vi erano infatti né recinzioni né confini, né luoghi consacrati né localizzazione sacrale, (…) né diritto né proprietà. Molti popoli rimanevano sulle montagne, lontano dalle coste, senza perdere mai l’antico pio timore del mare. Virgilio profetizzò nella quarta egloga che nell’età felice che stava per giungere la navigazione non sarebbe più esistita. Anzi, in un testo sacro della nostra fede cristiana, l’Apocalisse di san Giovanni, leggiamo della nuova terra, purificata dal peccato, che su di essa non ci sarà più il mare (…). Anche molti giuristi appartenenti a popoli di terra conoscono questo timore del mare. Esso si ritrova ancora in certi autori spagnoli e persino portoghesi del XVI secolo. Un famoso giurista e umanista italiano di questo periodo, Alciato, sostiene che la pirateria è un crimine con circostanze attenuanti. « Pirata minus delinquit, quia in mari delinquit ». In mare non vale alcuna legge”.

Carl Schmitt, Il Nomos della terra

Il rifiuto.

La mattina del 2 maggio 2019, per il Partito Pirata, mi trovavo alla Prefettura di Roma per la riunione congiunta tra i rappresentati delle Forze dell’Ordine e i rappresentati dei partiti e movimenti politici per addivenire alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa sulla disciplina della propaganda elettorale in occasione delle elezioni europee di domenica 26 maggio 2019. Nel protocollo, si sarebbe dato atto di un’intesa in ordine all’uso delle piazze di Roma. In particolare, gli intervenuti avrebbero concordato di non richiedere (il grassetto è della Prefettura) l’uso per comizi di ben 28 – ventotto – piazze della Capitale, tra le quali piazza Navona. Ho rifiutato di sottoscrivere il protocollo.

La lettera.

Lettera aperta al direttore del Corriere della Sera e a Roberto Sommella del 4 maggio 2019.

Ho letto con estremo interesse l’articolo a firma di Roberto Sommella “Il ruolo della lingua italiana nell’identità dell’Europa”, apparso il 3 maggio 2019 sul corriere.it. L’articolo si chiude con la seguente frase: “Da Dante a Leopardi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta per essere orgogliosi delle nostre origini e ricominciare a scrivere le pagine di un capitolo che non si è chiuso. Chissà, forse avremo anche più voce nelle stanze che contano”. Personalmente non ho mai smesso di scrivere quelle pagine. Le pagine di come la lingua italiana, lingua ufficiale dell’Unione europea, non venga usata, in particolare, nei siti web delle 44 Agenzie dell’Unione europea, con consentendo in tal modo ai cittadini italiani di conoscere cosa viene discusso e deciso, in loro nome, in Europa. E non è vero che l’Unione europea, dietro la quale vilmente si nascondono i Governi nazionali, non abbia fatto nulla per i cittadini italiani ed europei. L’Unione europea ha fatto una cosa molto speciale. Gli ha tagliato la lingua. Con il caso Frontex – Agenzia europea che ho denunciato alla Mediatrice europea (758/2017/MDC) proprio perché, oltre a non rendere disponibile nel suo sito web documenti in lingua italiana, si rifiutava di usare la nostra lingua anche solo per fornire informazioni di natura generale sull’Agenzia stessa – ho tentato di aprire un dibattito sulla questione della lingua, a partire da quella italiana, e far cessare questa odiosa forma discriminazione ai danni di tutti i cittadini europei.Non so se sul caso Frontex, i cittadini italiani abbiano avuto qualche notizia dal Corriere della Sera. Come non so se i cittadini italiani abbiano appreso che la stessa Mediatrice europea, sulla scorta del caso Frontex, avesse lanciato una consultazione pubblica su scala continentale sul (mancato) uso delle 24 lingue ufficiali da parte delle istituzioni, uffici e agenzie Ue. La lingua italiana, per chi la parla, ma lo stesso vale per le altre lingue, ufficiali e no, è, più che uno strumento per comunicare, uno strumento per pensare. E costituisce l’identità di una persona. Ed è questo pensiero e questa identità che l’Unione europea nega. E se nell’articolo è scritto che “forse avremo più voce nella stanze che contano”, la voce che per noi conta è quella di ogni singola persona, dopo che gli avremo restituito la lingua, e le stanze sono quelle, aperte, della conoscenza e della democrazia.Cordiali saluti. Flavio Del Soldato, candidato per il Partito Pirata al Parlamento europeo.

La battuta.

I pirati vogliono democratizzazione l’Europea attraverso la liberazione e la condivisione della conoscenza. No all’Europa dei governi. Si all’Europa dei cittadini.

Il messaggio.

Salve, a ciascuna e a ciascuno.

Tu sei già un pirata, anche se non lo sai.

Lo ha deciso la legge. 

Quando, infatti, compriamo un computer o uno telefono siamo costretti a pagare una tassa – l’ennesima – chiamata «equo compenso» che serve – dicono –  a ripagare i diritti d’autore che noi potremmo violare, usando il computer o il telefono, anche se poi noi non dovessimo scaricare niente. In pratica, i Governi, tutti i Governi, passati e attuali, trattano noi cittadini come se fossimo dei criminali, e per questo, infatti, ci puniscono. Facendoci pagare questa tassa.

Ora, la cosa più assurda di questa tassa, che dobbiamo pagare, è che non ci dà neppure il diritto di godere di quello che paghiamo. Infatti, non potremmo scaricare nulla. 

Ma che cosa significa scaricare qualcosa da internet?

Per i pirati significa condividere la conoscenza. I pirati, infatti, ritengono che la conoscenza, e in particolare la condivisione della conoscenza, sia la base della democrazia e la democrazia che è proprio ciò che manca in Europa dove comandano i Governi e i cittadini non contano nulla.

Per questo, i pirati vogliono democratizzare l’Europa, attraverso la condivisione della conoscenza. 

E per fare questo è necessario che internet rimanga libera. Ed internet sarà libera solo se ci sarà qualcuno – i pirati –  in grado di difenderla come abbiamo dimostrato di saper fare, opponendoci all’approvazione della direttiva europea sulla riforma del copyright i cui effetti, già oggi, sono che numerose persone, che lavorano nella società della conoscenza, stanno perdendo le loro occasioni di lavoro. Questi sono i danni che produce un’Europa antidemocratica.

Ora che sai che sei un pirata, domenica 26 maggio 2019, prova anche a pensare da pirata.

Il ringraziamento.

Cercavo dei pirati. E li ho trovati.

La domanda.

La domanda che non dovrebbe mai mettere in crisi un pirata: «Ma siete di destra o di sinistra?». Ma che domanda?! Un pirata è un pirata! Semmai si potrebbe chiedere se ci si senta più pirata o più signore. E questo dimostra che Julio Iglesias aveva capito tutto.

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