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Sulle linee guida per la redazione degli statuti e le votazioni degli organi collegiali attualmente in Agorà

In una recente votazione per gli organi interni del partito la ‘solita’ minoranza ostile ha sostenuto un paio proposte alternative di ‘guerriglia’ usando in modo improprio l’area elezioni.

Come è prassi ultimamente, il gruppo d’integrità non è intervenuto a bloccare queste proposte pur essendo chiaramente improprie e mal collocate. È un bene che si sia deciso in questo modo perché quest’ennesimo atto di guerriglia interno può così essere contrastato politicamente invece che a livello regolamentare, cosa che avrebbe comportato altra sterile polemica. La creazione di queste polemiche sembra essere l’obiettivo di queste proposte improprie, la risposta politica evita queste detonazioni inutili e controproducenti.

Che queste iniziative (i6792 e i6794) siano improprie è auto-evidente. Sono due richieste di natura sostanzialmente regolamentare introdotte in una proposta di votazione per l’elezione di organi collegiali. Non aggiungono nulla, non pongono una proposta alternativa all’elezione, non specificano neppure direttamente un proposta di mantenere lo statu quo in opposizione alla votazione in corso (ovviamente con gli organi in scadenza sarebbe un uso particolarmente insensato di una proposta NIL, ma di fatto si è tramutato in quello).

Se si fosse voluto intervenire sulle proposte che adesso sono in votazione, considerando il contenuto (di cui parleremo tra un attimo), si sarebbe dovuto usare un emendamento e non con una proposta alternativa.

Si può considerare che aver fatto questa proposta, e ancora di più averla sostenuta per portarla al voto, sia indice di insensatezza procedurale, ancor prima di occuparsi del contenuto.

Il contenuto della contestazione

Il contenuto delle due iniziative alternative pone un problema, come al solito utilizzato in modo surrettizio e situazionale, che però sembra avere un senso. È tipico della produzione di fake-news quello di avere un fondo di verità e di dare l’impressione di avere un senso.

È quindi bene fare chiarezza per non dare l’impressione che non si voglia affrontare il problema sottostante che risponde a verità.

Si contesta alla procedura elettorale per questi organi collegiali il non rispetto delle linee guida per gli statuti dei partiti politici stabilite dal decreto legge n.149 del 2013 e quindi la necessità di adottare una procedura elettorale diversa da quella attualmente in essere.

È evidente che questa contestazione:

  • è impropria,
  • non sussiste
  • è politicamente infondata
  • è insostenibile secondo lo spirito del Partito

La richiesta è impropria

Come già detto la richiesta, in forma di iniziativa alternativa alla tematica in area elezioni non rispetta la formalità necessaria per la sua proposizione, che dovrebbe piuttosto essere proposta in area appropriata e, poiché, si sta parlando di adeguamento dello statuto alle previsioni normative richiamate l’area opportuna sarebbe quella della modifica statutaria (o al limite regolamentare).

In effetti nell’area per le modifiche statutarie c’è, in effetti, una proposta in questi termini, la Tematica #3213. Quindi il problema dell’adesione alle linee guida è, di fatto, già all’esame del partito (va notato che tale adesione non è stata presa in considerazione fino ad ora, quindi è paradossale contestare adesso la votazione quando mai si è fatto in passato a partire dal 2013 in poi).

La richiesta non sussiste

La richiesta propone di proporsi, ovvero chiede a eventuali candidati di proporsi per la candidatura, ma nessuno l’ha fatto. È il modo surrettizio con cui si introduce una proposta regolamentare in un’area non adeguata.

Il risultato è che la proposta, pur sostenuta da un numero sufficiente per fare una proposta alternativa alla principale, non chiede nulla all’Assemblea (dimostrando la poca considerazione che i promotori hanno del nostro massimo organo).

Una eventuale votazione non delibererebbe nulla, neppure ciò che pretenderebbe di sostenere, tramutandosi in un’opportuna versione NIL e provocando al più la prorogatio degli attuali organi. Quindi diventerebbe responsabile, ad esempio, di impedire il vasto riequilibrio di genere che le nuove proposte degli organi collegiali introducono (ad esempio nel nuovo collegio arbitrale, 2 componenti su tre sono donne).

La richiesta è politicamente infondata

Le linee guida richiamate non sono obbligatorie per un partito politico. La Costituzione sancisce il diritto dei cittadini a riunirsi in partiti e lo Stato non ha alcun diritto (o dovere) di definire a quali regole un cittadino debba sottomettersi per fondare o aderire ad un partito politico.

Queste linee guida vincolano esclusivamente quei partiti che desiderino accedere al finanziamento pubblico (il cosiddetto 2 per mille), e il Partito Pirata non ha preso questa decisione.

Con la già citata Tematica #3213 in discussione il Partito Pirata potrebbe decidere di aderire a queste richieste (o potrebbe anche decidere di non farlo).

L’adesione a queste linee guida quindi è tutt’altro che scontata (sebbene le due richieste alternative la diano per scontata) perché, come vedremo in pratica nel prossimo paragrafo, l’adesione implicherebbe un notevole adattamento a modalità sostanziali della forma-partito differenti da quelle tradizionali del Partito Pirata.

La richiesta è insostenibile secondo lo spirito del Partito

Sebbene le linee guida non siano attualmente applicabili al Partito Pirata, in quanto lo statuto non ne prevede l’applicazione, se anche ciò fosse dovuto non avrebbe, nello stato attuale, forma differente da quella attuale per due ordini di motivi:

  • poiché gli organi in esame non sarebbero sottoposti a tale regola
  • poiché non è rinvenibile una posizione minoritaria nel partito tale da dover essere presente negli organi

Nella sostanza le richieste chiedono che nell’organo eletto «Va garantita, con riguardo ai soli organi collegiali ed esclusi quelli con funzioni esecutive, la presenza anche di posizioni di minoranza, secondo un criterio che può in genere raccordarsi all’effettivo grado di rappresentatività di una parte degli iscritti al partito.»

In un partito tradizionale la nozione di organo collegiale “politico” è correlata con quella, ad esempio, di Consiglio Generale, Consiglio Federale, cioè con organi di natura politica (e mai esecutiva) ristretti, rispetto all’Assemblea Generale, laddove altri organi come Presidenza, Segreteria, Tesoreria o Arbitri sono chiaramente organi esecutivi, esclusi quindi esplicitamente dalla previsione delle linee guida. Perfino la stessa iniziativa i6794 stessa riconosce che il Gruppo Integrità è equivalente alla Presidenza dell’Assemblea, cioè un organo chiaramente esecutivo. Egualmente quello arbitrale (specie in considerazione dell’insieme di poteri esecutivi molto estesi e non ben definiti dall’attuale statuto).

Per le stesse linee guida non sarebbe quindi necessaria la composizione di questi organi in relazione al rispetto di una posizione minoritaria, ammesso che tale posizione, come vedremo, possa effettivamente rinvenirsi.

Infatti la previsione delle linee guida richiama esplicitamente i «deliberati di programma e di azione approvati nelle sessioni congressuali». Solo in relazione a ciò può identificarsi una «minoranza» (di coloro cioè che non si riconoscono nella mozione congressuale per il periodo, possibilmente lungo, intercorrente tra un congresso e il successivo).

Ovviamente niente di tutto ciò può darsi nel Partito Pirata né in generale, come vedremo tra un attimo, né nel particolare dell’attuale situazione.

Nel particolare attualmente non c’è un atto di indirizzo politico sostanziale in cui possa essersi formata una minoranza politica. Esiste un gruppo chiassoso di contestatori che, però, non pone una opposizione politica quanto piuttosto una personalistica e aprioristica.

Sulla mozione politica sul file-sharing ad esempio, che è la più rilevante delle azioni politiche votate nell’area di Agorà riservata alle mozioni politiche, se si esclude un unico voto contrario e una astensione il voto è stato favorevole e compatto e positivo.

Se gli organi collegiali fossero espressione di questa maggioranza, visto il grado di rappresentanza dell’opposizione limitato ad una singola persona, non si avrebbe certo alcun problema. Una persona non fa minoranza.

Ma in generale va considerata la peculiare situazione del Partito Pirata in cui il carattere continuo dell’iniziativa assembleare su cui tutti gli iscritti sono chiamati ad agire, sostenere, discutere e votare, permette la costituzione di maggioranze e minoranze assolutamente variabili e non predefinite, senza che queste siano irrigidite in un lasso di tempo potenzialmente molto lungo da un congresso a quello successivo, come sarebbe per un partito politico più tradizionale come quelli presi in esame dalle linee guida.

Chi sarebbe titolato a considerarsi minoranza, in relazioni alle molteplici possibili mozioni politiche possibili durante il corso dell’anno?

Per fare un esempio pratico, nella recente mozione sull’adesione alla battaglia contro la riduzione dei parlamentari, la minoranza perdente (molto ampia visto che ha perduto per un solo voto e perché ci sono state alcune note astensioni “tecniche”, tipo la mia personale) chi ha guidato la minoranza dovrebbe forse reclamare il diritto di incidere in modo sostanziale sulla composizione degli organi collegiali votati? Questo solo perché temporalmente più vicina alle proposte? O perché è minoranza più ampia di quella che si è espressa contro il file-sharing? È ovvio che qualsiasi deduzione del genere sarebbe impropria, così come è impropria quella di auto-considerarsi minoranza solo perché non si è in grado di fare proposte condivise e si tenta una (ormai poco efficace) guerriglia regolamentare interna.

Se così fosse si giungerebbe all’assurdo di un partito che finirebbe per premiare chi non fa, non propone, non convince e non realizza con dei “posti” esecutivi in cui contrastare quanto la stragrande maggioranza del partito vorrebbe fare. Chiaramente improponibile.

Diverso sarebbe, ovviamente, se il partito avesse un Consiglio Generale (Politico), ridotto nel numero, dove le posizioni politiche anche non allineate sarebbero in effetti una ricchezza dialettica per l’intero gruppo ma che non avrebbero la possibilità di ripercuotersi sull’efficacia operativa.

Questo però, per sua stessa natura, è impossibile, visto che l’operatività burocratica del partito è garantita dagli organi monocratici e collegiali, nonché dall’attività dei gruppi di lavoro circoscritti al proprio ambito di operatività.

Conclusioni

Oggi il Partito Pirata è un partito costitutivamente senza minoranza e senza corpi politici intermedi, quindi il problema posto dalle mozioni non si pone.

Le due proposte alternative alle mozioni elettorali sono da rifiutare per tutti i motivi detti, ma accendono i riflettori sul problema dell’adesione alle linee guida per la redazione degli statuti, e indirettamente per la volontà o meno di accedere ai fondi del finanziamento pubblico, a prezzo di snaturare almeno in parte la tradizione del Partito Pirata.

Il luogo in cui più propriamente affrontare l’argomento è la Tematica #3123 sulla realizzazione del nuovo Statuto, di cui abbiamo ampiamente parlato anche su questo sito. (exedre)

6/12/2019

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