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Un programma politico per il voto elettronico in Italia: moratoria e incostituzionalità

di Emmanuele Somma (segretario CRVD.org)

Il voto elettronico è un tema politico in Italia, in misura inferiore ad altri paesi. Altrove ha persino assunto gli onori della cronaca di primo livello. In Italia no, talvolta è stato citato solo per le connessioni, abbastanza labili, con la piattaforma Rousseau del M5S che è anche il principale promotore del voto elettronico. Eppure l’Italia è uno di quei paesi in cui è vicino un serio ridimensionamento dei diritti degli elettori, laddove molti altri paesi stanno compiendo un percorso opposto.

La situazione internazionale

Le prime pagine dei giornali internazionali si sono occupati variamente dei casi, molto diversi tra loro, di Venezuela e Svizzera.

In Venezuela il voto elettronico gestito e manipolato dal governo, fin dall’instaurazione del regime di Chavez, non è riuscito a garantire la stabilità del potere del presidente Nicolas Maduro. La cattiva gestione dei seggi elettorali nelle ultime elezioni da parte dell’esercito governativo ha concorso in modo rilevante a far precipitare la crisi civile.

In Svizzera, il redde rationem imposto dai sostenitori del voto elettronico per introdurlo definitivamente in tutta la confederazione entro quest’anno dopo lunghe e molto supportate sperimentazioni, ha portato la Cancelleria Federale a cancellare i piani d’introduzione e rimandare il progetto. La causa è stata il ritiro di tutti i produttori coinvolti non in grado di rispettare gli stringenti requisiti posti dalle norme tecniche e, da ultimo, la fallimentare sperimentazione dell’ultimo fornitore restato di voto elettronico in linea con i requisiti, la Posta Svizzera.

Negli altri tre paesi (degni di nota) in cui il voto elettronico ha ancora un sostanziale seguito, Brasile, India e Stati Uniti, i movimenti abolizionisti sono diventati più determinati e incisivi e sebbene la completa cancellazione dei progetti di voto elettronico sembra ancora essere lontana, appare già evidente un ampio ridimensionamento.

Negli Stati Uniti, in cui il passaggio al voto elettronico è avvenuto dopo la debacle del conteggio a metà degli anni 2000 con la vasta sostituzione delle attrezzature elettro-meccaniche [1], la situazione è quantomai frammentata poiché il voto è una di quelle questioni di competenza statale e non federale, sebbene il Congresso stia tentando di porre regole per uniformare il processo elettorale. La battaglia degli abolizionisti americani quindi deve essere condotta di stato in stato, e in ciascuno di questi stati la situazione è differente. I punti caldi da questo punto di vista negli Stati Uniti è senza dubbio la Georgia dove i giudici hanno emesso un ordine esecutivo di 153 pagine che impone agli amministratori dello stato di abbandonare il voto elettronico e ripassare allo scrutinio elettronico. Questo è un risultato felice ma in un certo senso addirittura inatteso per gli abolizionisti americani che avevano scelto, come obiettivo tattico, la richiesta che le macchine di voto producessero almeno le ricevute di voto per un successivo riconteggio (VVPAT) per poi giungere a sostenere che il voto elettronico non avrebbe avuto un vantaggio economico rilevante rispetto al voto cartaceo. In realtà, come era già avvenuto in Germania, i giudici ragionando in termini legali sembrano essere più propensi ad affrontare il problema in modo molto più radicale: tornare alla carta.

In India, la cosiddetta più grande democrazia del mondo, l’adozione del voto elettronico (con apparecchiature autocostruite sotto la supervisione del governo e realizzate da una azienda statale aeronautica) sono da sempre state criticate per la poca trasparenza e per alcuni comportamenti non proprio lineari. Anche in India il movimento abolizionista, per lungo tempo limitato ad una piccola elite di professori e tecnologi, si è esteso fino a includere il più grande partito d’opposizione.

In Brasile la situazione sta velocemente precipitando. L’introduzione del voto elettronico avvenuta in tempi remoti, non ha mai suscitato grandi critiche fino a tempi relativamente recenti quando un professore universitario ha insinuato, anche attraverso l’uso di una app distribuita alla popolazione, che il conteggio effettuato dal governo potesse non essere corretto. La grande popolarità del governo Lula e le molte e altisonanti pronunce a favore del sistema di voto brasiliano, che addirittura sarebbe dovuto essere esportato all’estero hanno attutito le critiche, che si sono invece rinfocolate, per motivi politici, con l’arrivo sulla scena del leader populista Bolsonaro che ha dapprima fatto una pesante campagna di denigrazione del sistema di voto elettronico durante le elezioni (fino a dare alle fiamme una macchina di voto) senza alcuna effettiva prova, ma una volta eletto non ha seguita alcuna azione neppure di verifica del processo elettorale. Questo ha però posto in modo urgente sul tappeto il problema della veridicità delle macchine di voto.

Nell’elenco delle nazioni che ancora adottano il voto elettronico non si può trascurare il caso, molto citato dai sostenitori del voto elettronico, della piccola repubblica ex-sovietica Estonia (800.000 votanti, meno della città di Roma, più o meno equivalente alla Svizzera). Il caso estone è particolare in quanto il voto elettronico è calato in un più vasto quadro di completa informatizzazione dei sistemi amministrativi statali. C’è da sottolineare, oltre agli ovvi problemi di sicurezza che si sono riscontrati anche nelle esperienze di e-voting e i-voting (voto via Internet), lo stato ‘smart’ estone è un esempio di estrema invasione nella privacy del cittadino discendente dalla precedente situazione di controllo sociale sovietico che molto mal si accorda con la sensibilità verso la privacy individuale delle moderne democrazie occidentali. All’interno di questo modello, il voto elettronico non è che uno dei tasselli più critici.

Nel frattempo le democrazie più evolute hanno scelto, con vari livelli di formalità, di restare ben lontane dal voto elettronico, anche dopo lunghe e soddisfacenti sperimentazioni. In Germania, Norvegia, Olanda, Francia il voto elettronico è passato da una realtà pratica all’impossibilità assoluta.

Il quadro delle iniziative politiche in Italia

Da questo punto di vista il dibattito politico in Italia relativo a questo tema, per lo più fomentato dalla posizione ideologica del M5S e non alieno agli interessi personali della Casaleggio Associati, è tristemente allineato con quello di altri paesi che non brillano certamente per tradizione democratica e spesso basata su vere e proprie fake-news propagate e mai ritrattate anche da Grillo, Casaleggio e gli altri esponenti del partito. Ad esempio si è parlato di Sierra Leone e Congo, oltre ai casi di Svizzera e Estonia, Tsukuba in Giappone e West Virginia. In ciascuno di questi casi, a ben vedere sotto le interessate, e talvolta capziose, interpretazioni dei sostenitori del voto elettronico resta ben poco di favorevole.

I cinque stelle, che hanno tentato di escludere ogni forma di analisi critica delle loro proposte (come avvenuto nel famigerato evento commerciale tenuto alla Camera organizzato dall’On. Brescia presidente della commissione Affari Costituzionali , hanno purtroppo trovato nel resto del panorama politico invece che un argine basato sulla razionalità, addirittura sostegno e supporto. Il tentativo di erodere consenso ai 5s invece che con l’autorevolezza tentando di superarli in populismo è certamente un problema anche in questo caso.

Tutti gli altri partiti politici italiani non hanno purtroppo la credibilità per fare una vera opposizione sull’argomento. Praticamente tutti i partiti infatti hanno, in tempi e in forme differenti, cavalcato il tema del voto elettronico senza adeguatamente confrontarsi con la comunità scientifica, preferendo il sostegno di proposte velleitarie e talvolta dichiaratamente populiste. Se si possono comprendere le proposte, ormai antiche, fatte alla fine degli anni ’90 quando un entusiasmo acritico per l’adozione della tecnologia non aveva ancora fatto con le esperienze sul campo, ribadire ancora oggi questo tipo di proposte è certamente una patologia legata all’assoluta incapacità di questi partiti di confrontarsi con la realtà della scienza e della tecnologia.

È difficile trovare forme di dialogo con chi rifiuta a prescindere i dati di fatto delle esperienze internazionali, preferendo dare credito a vere e proprie fake news, come quelle della Sierra Leone, di Tsukuba o del West Virginia, esempi che pur ampiamente screditati vengono ancora propinati come esempi dai sostenitori del voto elettronico.

Il quadro dei sostenitori attuali del voto elettronico è variegato:

  • La Lega ha recentemente introdotto una forma particolarmente pericolosa di voto elettronico completamente sostitutivo di quello cartaceo nel referendum per l’autonomia regionale, con risultati molto negativi e sprechi economici. Si è quindi spinta ben oltre la soluzione estone replicando di fatto quella venezuelana (peraltro anche affidando il voto alla stessa società che ha gestito il voto in Venezuela, la Smartmatic). Vero è anche però che l’attuale Segretario della Lega, Matteo Salvini, è rappresentante di una corrente e quindi di una classe dirigente differente ed alternativa a quella che ha realizzato questa adozioni (facente capo piuttosto a Maroni), e che in una recente interrogazione a risposta orale avrebbe addirittura assunto una posizione critica nei confronti dell’introduzione del voto elettronico, ma è anche vero che il partito in quanto tale non ha assunto nessuna decisa presa di posizione è stata mai presa in merito in difesa del tradizionale voto cartaceo.
  • Il M5S ha proposto l’introduzione, sic et simpliciter, del voto elettronico (peraltro senza mai far capire di quale voto elettronico si starebbe parlando, al seggio o via internet, esclusivo superando quello cartaceo o in combinazione, e in che forma, con un’ambiguità quantomeno sinistra, nonché con la connessione ad un altro tema ampiamente sconclusionato e a-scientifico come l’adozione della blockchain). L’ambiguità della posizione del M5S, a volte favorevole al voto elettronico, altre volte a quello via Internet, a volte come sostitutivo del voto cartaceo altre volte come aggiuntivo ma non sostitutivo sembra rappresentare l’interesse, molto mal celato, di ottenere qualche forma di finanziamento pubblico per una o una pluralità di società ad hoc che implementino, a livello locale o nazionale, questi strumenti all’interno delle amministrazioni guidate dal M5S, uno schema seguito al tempo dalla società Smartmatic nel Venezuela di Chavez, e embrionalmente già riscontrabile nei tentativi, in realtà abbastanza maldestri, di introduzione di sistemi di “democrazia diretta” nei comuni amministrati dal M5S;
  • Seguendo la propria connotazione di completa schizofrenia politica, in cui la segreteria o i principali esponenti del partito affastellano proposte contraddittorie e poco meditate nel PD si è usato il sostegno o il rifiuto del voto elettronico in modo essenzialmente tattico. Qualche voce contraria si è ascoltata nel periodo del referendum della Lega sull’autonomia, ma in numerose occasioni sostenuto l’adozione del voto elettronico, anche in funzione di ponte per la contrattazione con il M5S sulla costituzione di alleanze locali o a livello di governo (tema che ritorna d’attualità in questi tempo), o semplicemente per inserirsi in un’onda di consenso giovanilistico (insieme al partito Volt) o per tentare di catturare il voto degli italiani all’estero. A questo va aggiunto il percorso della nuova proposta di legge del deputato PD Ungaro che, sebbene non faccia ancora riferimento al voto elettronico, ne prefigura l’introduzione poiché «grazie alla possibilità di introdurre il voto elettronico e per corrispondenza […[ significa che il tasso di partecipazione elettorale aumenterà e che un maggior numero di cittadini avrà la possibilità di votare in modo sicuro e comodo». Tesi che peraltro è smentita da quanto rilevato nei paesi in cui il voto elettronico è presente. Il voto elettronico distorce la partecipazione delle classi sociali al voto, ma non necessariamente aumenta la partecipazione elettorale, anzi aumenta, talvolta drasticamente, la disaffezione popolare all’istituto elettorale.
  • Forza Italia, qui l’aspetto è più contrastato. Il partito infatti conserva il proprio peccato originale, avendo introdotto nelle elezioni del 2006 la molto contestata procedura di scrutinio elettronico “Pisanu” che ebbe risultati prima ridicoli che fallimentari. D’altro canto va anche detto che in tempi recenti l’unica seria e argomentata contestazione alle proposte di introduzione del voto elettronico del M5S sono venute da Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia. Anche in questo caso però sembra essere un approccio esclusivamente tattico ricadente nella generale polemica sulla formazione dell’asse governativa Lega-M5S.
  • Altre formazioni: l’unico parlamentare eletto con la lista estera di +Europa, Fusacchia, ha esplicitamente sostenuto l’introduzione del voto elettronico, d’altronde il movimento radicale fin dall’inizio degli anni 2000 con Capezzone prima e con Rita Bernardini poi aveva sostenuto l’introduzione del voto elettronico. anche la corrente del Centro Democratico (Italia, Bene Comune), facente capo a Bruno Tabacci aveva presentato, con il senatore Pisicchio una proposta di introduzione del voto elettronico nel 2013; A Napoli, il sindaco Luigi De Magistris, ha promosso l’adozione di una forma di voto elettronico basato su blockchain; SEL/LEU/Art. 1 e altre componenti della sinistra hanno anche variamente presentato proposte e ordini del giorno per l’introduzione del voto elettronico (On. Sannicandro et al, Campanella et al); nel campo del centrodestra invece tiene banco invece il tema degli italiani all’estero che si vorrebbe coinvolgere nel voto nazionale attraverso il voto elettronico, una opzione provata e scartata dalle democrazie avanzate che piuttosto preferiscono il voto presidiato presso le rappresentanze nazionali che attraverso una corretta analisi di geolocalizzazione potrebbe essere reso sufficientemente semplice per chi volesse esprimerlo.

In generale quindi le forze politiche nazionali, piuttosto che confrontarsi con i dati scientifici e tecnologici, nonché quelli giuridico-costituzionali, che consiglierebbero l’esclusione dell’uso del voto elettronico, inseguono il consenso ciascuna di ipotetici gruppi di consenso elettorale. In particolare sono corteggiati gli italiani all’estero, gli studenti fuori-sede o la c.d. generazione Erasmus o quelle categorie di disabili o ammalati impossibilitati a recarsi al seggio elettorale. I promotori delle proposte sperano che la promozione di una proposta che semplifichi in un certo modo l’espressione del voto sia ripagata con un qualche rilevante sostegno, senza curarsi né di approfondire schemi efficaci per l’espressione del voto in queste condizioni, che non necessariamente facciano uso di una componente tecnologica, né verificare la compatibilità costituzionale delle loro proposte. Ancor peggio se queste proposte diventano forme di concessione politica sull’altare di un eventuale accordo con il M5S, come avvenuto nel caso del referendum regionale sull’autonomia voluto dalla Lega o nel fallito tentativo di introduzione del voto elettronico proposto dal governatore della Puglia Emiliano durante la formazione del governo nel 2018 per tentare di attrarre a sé le grazie del M5S.

La forza guida di questo inatteso ritorno del voto elettronico all’interno del panorama politico nazionale è certamente il successo del M5S nelle elezioni politiche del 2018 e sebbene il voto elettronico in quanto tale non figuri tra i temi del famigerato contratto di governo tra Lega e M5S, sono evidenti i tentativi del M5S, ed in particolare di Di Maio come Ministro, per manovrare a favore di questo tema. Altri esponenti come l’On. Tofalo, Sibilia ed in particolare l’on. Brescia, sono in prima fila in questo tentativo.

Il M5S sembra dibattersi nel duplice obiettivo da un lato di accreditarsi come innovatore premendo sull’introduzione acritica della tecnologia mostrando di non aver compreso neppure la portata del problema, al punto di dover escludere ogni confronto critico sull’argomento, dall’altro però, come avvenne per Forza Italia negli anni 2000 quando nel fallimentare progetto di scrutinio elettronico fu coinvolto il figlio del ministro Pisanu, responsabile dell’introduzione del progetto, anche il M5S sembra dover sostenere l’interesse di Casaleggio (nel suo non chiaro ruolo sia di imprenditore, di capo politico e di responsabile del progetto di voto elettronico Rousseau, peraltro già finanziato indirettamente con fondi pubblici tramite gli stipendi dei parlamentari del M5S).

Di fronte a queste ambiguità e cointeressenze appare singolarmente inefficace l’azione di tutte le forze politiche, per non dire della stampa nazionale che si dimostra, come sempre, disinteressata ad aggredire come «cani da guardia» dei diritti dei cittadini, le più sostanziali notizie riguardanti l’intreccio di interessi e poteri che provengono dall’utilizzo dei fondi pubblici (ad esempio nulla si riesce a sapere sul fantomatico fondo per la blockchain istituito presso il Ministero di Di Maio e, non si sa come, assegnato anche con il concorso delle opache commissioni ministeriali sulla Blockchain e l’Intelligenza Artificiale).

Conclusioni

Sia le esperienze internazionali che quelle nazionali esprimono chiaramente che il momento politico si avvia a diventare molto favorevole alla chiara espressione di un diniego totale per l’introduzione di tecnologie nell’ambito del voto elettronico. I due fronti aperti di contestazione sono quello tecnologico, per cui le soluzioni di voto elettronico non sono, né potrebbero mai diventare, adeguate per i trattamento di questo compito con un livello di sicurezza adeguato al rischio nel caso di elezioni particolarmente rilevanti come quelle politiche nazionali; e quello giuridico, per cui l’adozione di sistemi basati su computer, sia che siano generici (come nel caso delle referendum lombardo) che siano ad-hoc, come quelli brasiliani o indiani, non rispecchiano la necessaria richiesta di trasparenza del processo elettorale per permettere all’elettore, ai funzionari del processo elettorale o ai cittadini tutti di avere completa visibilità “ad occhi nudi e senza competenze specialistiche” del processo elettorale facendo così venire meno la correttezza e liceità del trasferimento di potere dall’elettore all’eletto che avverrebbe nel momento critico dell’elezione.

Una forza politica che oggi volesse avere un approccio autenticamente antagonista all’interno quadro partitico italiano e al contempo candidarsi come protagonista di una politica basata sul diritto alla conoscenza dei cittadini non può non considerare la promozione di una moratoria sull’uso del voto elettronico nelle elezioni che possano avere risvolti economici rilevanti (elezioni metropolitani, nei grandi comuni, regionali o politiche) e promuovere azioni che portino eventuali proposte di introduzione del voto elettronico di fronte all’analisi e al giudizio giuridico e, nel caso, costituzionale, sulla falsariga di quanto è avvenuto in Georgia negli Stati Uniti o in Germania, e comunque attivarsi per ottenere dai governi locali, regionali, nazionali o internazionali l’esclusione del voto elettronico in condizioni di rischio e la dichiarazione del sistema elettorale come sistema critico nazionale da assicurare contro le manipolazioni attraverso la completa trasparenza, ispezionalibità e verificabilità ad occhio nudo e senza competenze specialistiche.

Alcune iniziative sul voto elettronico nelle Camere

CAMERA DEI DEPUTATI

https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.543.18PDL0011940
PROPOSTA DI LEGGE N. 543 d’iniziativa dei deputati 
NESCI, D’UVA, DIENI, MACINA, DAVIDE AIELLO, ALAIMO, BALDINO, BERTI, BILOTTI, BRESCIA, MAURIZIO CATTOI, CORNELI, D’AMBROSIO, DADONE, FORCINITI, PARISSE, ELISA TRIPODI, FRANCESCO SILVESTRI

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, concernente l’elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, concernente l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali, nonché altre norme in materia elettorale e di referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione Presentata il 19 aprile 2018
«Questo non deve essere che un primo passo verso sistemi di espressione del voto sicuri e non soggetti al rischio di manipolazione e, quindi, verso una futura evoluzione nel senso di votazioni che si basano su sistemi di tipo elettronico.»

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/00618&ramo=C&leg=18
Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-00618
presentato da
MACINA Anna
testo di
Mercoledì 3 ottobre 2018, seduta n. 55
  MACINA, DIENI, BRESCIA, DAVIDE AIELLO, BALDINO, BERTI, BILOTTI, MAURIZIO CATTOI, CORNELI, DADONE, D’AMBROSIO, FORCINITI, PARISSE, ELISA TRIPODI, FRANCESCO SILVESTRI e NESCI.
Risponde il Ministro dell’Interno: In tal senso, proporrò l’istituzione di un apposito gruppo tecnico di lavoro composto da rappresentanti delle diverse Amministrazioni coinvolte (oltre all’interno, giustizia, pubblica amministrazione, economia e finanze) cui affidare uno studio di fattibilità, attuativa e tecnico-organizzativa, del voto e dello scrutinio del voto.

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/01314&ramo=C&leg=18
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-01314
presentato da
GALLO Luigi
testo di
Lunedì 8 ottobre 2018, seduta n. 58
  Risponde Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Carlo Sibilia. Si segnala, infine, che è intenzione del Ministero dell’interno approfondire le ipotesi tecniche e di fattibilità per l’introduzione del voto elettronico nel nostro Paese.
E in tal senso, è in via di istituzione un apposito gruppo di esperti, rappresentanti delle diverse amministrazioni interessate, cui sarà affidato uno studio di fattibilità, attuativa e tecnico-organizzativa, del voto e dello scrutinio elettronico che, partendo delle esperienze pregresse italiane e straniere, possa delineare un modello che contemperi le esigenze di modernizzazione e snellimento delle procedure elettorali con le necessarie garanzie formali e costituzionali.

Note:

[1] È da ricordare che questa stessa dinamica, la sostituzione sic et simpliciter, tramite l’aggiornamento delle norme tecniche ministeriali tra il voto elettromeccanico e quello basato su computer ha portato in Germania alla pronuncia di incostituzionalità del voto elettronico da parte della Corte Costituzionale tedesca.

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